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Campania, il ritorno del cinipide?

Sembra essere tornato l’allarme del cinipide del castagno in alcune zone d’Italia, tra cui la Campania.

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Dopo un anno di ottima raccolta delle castagne, un anno in cui il cinipide sembrava ormai completamente debellato, questo parassita dei castagni sembra essere tornato in auge. In particolare, si parla di avvistamenti in Toscana, sul monte Amiata, e in Campania, in provincia di Avellino. Ma è ancora presto per dirlo.

Infatti, il rientro dell’allarme cinipide precedente era dato dal lancio del torimus, un antagonista naturale che si installa nella galla rossa del cinipide, prendendone letteralmente il posto. Per questo anche se si vede rosso sugli alberi di castagne non ci si deve spaventare: può darsi che le galle abbiano questo nuovo ospite.

L’altra ragione per cui non vale la pena allarmarsi è lo stesso torimus: dato che i lanci dell’antagonista del cinipide hanno funzionato benissimo, in maniera egregia, tanto che il cinipide dei castagni si credeva fosse stato debellato completamente, si potrebbe continuare con nuovi lanci. Tanto che da più parti si richiedono nuovi lanci con il torimus.

Il castagno rappresenta un capitolo importantissimo dell’agricoltura e quindi dell’economia italiana: per questa ragione, debellare il cinipide del castagno è prioritario. La raccolta delle castagne deve quindi continuare.

Qual è la differenza tra castagne e marroni

Castagne e marroni, nell’immaginario collettivo, sono la stessa cosa. Ma non è così.

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Le castagne e i marroni sono infatti due frutti molto diversi, che, in quanto tali presentano delle differenze notevoli. Bisogna innanzi tutto rifuggire il pregiudizio secondo cui le prime sarebbero piccole e i secondi grandi: la differenza è tutta nella forma, nel tipo di pianta che dà i frutti, nel numero di frutti contenuti nel riccio.

Indicativamente un riccio di castagna può contenere fino a 7 castagne, mentre un riccio di marroni ne contiene un massimo di 3. Inoltre, il marrone si ottiene con una pianta innestata, non così come la natura la presenta all’uomo, ma come l’uomo la modifica. Sì, sembra che questo dettaglio abbia un’accezione negativa, ma non è così. Da sempre l’uomo ha creato innesti per la diversificazione, spesso dando vita a piante molto resistenti. Per dirla con i darwinisti: survival of the fittest.

I marroni, che si trovano soprattutto nel nord Italia, vengono da piante che non hanno i fiori maschili e presentano una polpa più fine e più zuccheri rispetto alle loro “sorelle”. Le castagne sono invece meno zuccherine, con una polpa che non si potrebbe mai definire impalpabile al palato e sono diffuse in tutta Italia in tante, tantissime varietà differenti.

Castagne: le leggende sui ricci

Spesso le leggende della tradizione chiamano in causa la natura: accade anche con le castagne, tra le leggende ve ne sono due che spiegherebbero in maniera fantasiosa perché le castagne abbiano i ricci.

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Perché le castagne hanno il riccio? C’è una spiegazione scientifica, che però non narreremo in questo post. Narreremo invece due simpatiche leggende che spiegherebbero l’arcano (ma non lo fanno, sono appunto leggende). La prima racconta di castagne che avevano un gran freddo: così, chiesero ai ricci (ossia gli istrici) di portare da loro i propri amici morti, in modo che la loro pelliccia le avrebbe scaldate. Fu quello che accadde: i ricci donarono la pelliccia degli amici morti alle castagne, che la indossano ancora oggi.

La seconda leggenda sui ricci delle castagne riguarda ancora una volta gli istrici. Questa racconta di castagne divenute facili prede degli scoiattoli: per salvarsi, le castagne chiedono a una famiglia di ricci di poterle nascondere sotto il loro pungente manto, per tenere lontani gli scoiattoli. Come nella leggenda precedente, le castagne vengono accontentate.

Queste due leggende celano una profonda verità: i ricci servono a proteggere le castagne ed è anche merito se le castagne giungono sulla nostra tavola e possiamo goderne l’infinito gusto.