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Castagno, perché abbiamo paura del cinipide

Anche se l’allarme reale del cinipide del castagno è cessato, ce n’è un altro, metaforico, che tiene alta l’attenzione.»

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C’è che ci siamo già passati, con le palme. Così quando un attacco parassitario ha colpito i castagni, è chiaro che in molti si sono spaventati. Le palme, in Italia, sono meramente decorative. I castagni non sono semplicemente decorativi. Danno frutti, frescura. Sono parte integrante di un ecosistema: senza i castagni qualcosa verrebbe a mancare nell’equilibrio ecosistemico e non vogliamo scoprire cosa.

Il fatto che i castagni diano le castagne e, per questa ragione, ci allarmi tanto il cinipide non è affatto secondario: le castagne rappresentano un capitolo importante dell’economia basata sulle risorse agroalimentari delle zone in cui crescono i castagni, ma le castagne sono inoltre fonte di tradizioni culturali e popolari, oltre che un alimento importantissimo della dieta mediterranea, per via delle sostanze nutritive contenute in esse.

Certo, al momento l’allarme è cessato e il cinipide sembra essersi ormai allontanato grazie a dei predatori naturali, e se dovesse tornare siamo pronti a riaccoglierlo con nuovi lanci. E l’importante di tutta questa storia è anche che abbiamo compreso cosa significhi perdere un pezzo importante della nostra storia senza realmente perderlo. Terremo così di più alla tutela dei nostri castagneti.

Raccolta delle castagne: la poesia

Cosa c’è dietro a una castagna?

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Si potrebbe pensare che dietro non c’è nulla. Che una castagna è semplicemente tale, un frutto buono e sano e nutriente, ma tutto qui. Nient’altro. In realtà, dietro la raccolta (e il consumo) delle castagne, esiste una profonda poesia. È una poesia fatta di tradizione, perché le castagne e la loro raccolta hanno a vedere con gran parte della storia che si è consumata su suolo italico, a partire dalle popolazioni preromane.

È una poesia fatta di economia, perché l’astanicultura, nelle regioni in cui viene praticata tradizionalmente e in maniera massiva, costituisce un capitolo importante per le risorse economiche di quel territorio. È una poesia fatta di turismo, perché laddove crescono i castagni, ci sono degli splendidi paesaggi tutti da scoprire. È una poesia fatta di gastronomia, poiché legati alla castagna ci sono tanti cibi ugualmente buoni e sani e nutrienti.

Perché dopo la raccolta accade alle castagne qualcosa di ugualmente poetico. Accade che vengono messe n vendita e giungono sulla tavola delle persone, per essere preparate nei modi più disparati. Accade che vengono comprate dai caldarrostai, divenendo calde caldarroste pronte a scaldarci le mani e il cuore. Accade che finiscono in primi piatti, in secondi piatti, nei dessert e nei cocktail. E accade che ci piacciono tanto e ci fanno dire: castagna, ti amo.

Castagne e marroni: come usarli nei dolci

Ci sono un bel po’ di modi per usare castagne e marroni nei dolci: ecco quali sono.

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Innanzi tutto c’è la strada della decorazione, ma si tratta di una via piuttosto riduttiva: castagne e marroni hanno qualcosa di peculiare, ed è il loro sapore, non si può ridurre tutto quanto a un mero discorso decorativo, sebbene sia vero – ed è impossibile negarlo – che le castagne e i marroni hanno un bell’aspetto.

Ma, in generale, il gusto delle castagne può entrare nei dessert in molti modi. Il primo e più immediato è sotto forma di castagne sbriciolate, il che è un ottimo utilizzo per le castagne secche. Che sia per un gelato o per le nocciole, la granella di castagne è meglio di una ciliegina metaforica. Il secondo modo, molto più diffuso, è attraverso la farina di castagne: tuttavia si tratta di una farina grossolana, che è sempre meglio mescolare ad altri tipi di farina, soprattutto per utilizzi in cui occorre questo tipo di ingrediente in forma più leggera.

Infine, le castagne possono essere utilizzate nei dolci sotto forma di crema o marmellata: questo è l’utilizzo ottimale, poiché, in questo modo, il gusto straordinario di questo frutto autunnale si può sentire appieno. E consente di valorizzare l’intero dessert.