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Castagne: che cos’è la nzerta

La nzerta rappresenta tantissimo in termini di cultura tradizionale nel campo alimentare, nello specifico quando parliamo delle castagne.

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In antichità non esistevano molti modi per poter conservare il cibo. Alcuni alimenti, per poter essere utilizzati nel corso delle stagioni – non necessariamente quando un determinato prodotto era disponibile – venivano legati tra loro con uno spago, formando una sorta di collana. Accadeva, e continua ad accadere, per esempio, con la nzerta, una “collana” di castagne, che possono essere consumate nei mesi successivi alla loro raccolta.

La nzerta per le castagne è quello che la pendola è per i pomodori. Ma anche altri alimenti, come i peperoncini piccanti, per esempio, vengono conservati in questo modo. Ma tra tutti probabilmente le castagne sono le più importanti per via dell’apporto nutrizionale che forniscono: in antichità costituivano anche un’integrazione al (poco) pane che le famiglie avevano a disposizione.

Oggi la nzerta non è un vezzo, qualcosa di meramente decorativo come si potrebbe facilmente pensare. Si tratta invece più semplicemente di qualcosa che ci collega alle nostre radici più profonde, che ci rammenta un periodo lontano della nostra storia che non dobbiamo dimenticare, perché è da lì che veniamo. E perché, fondamentalmente, siamo quello che mangiamo.

Le castagne nel tempo

La storia delle castagne attraversa le ere.

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Le origini delle castagne sono abbastanza controverse, tanto che ci sono varie teorie a riguardo. In passato si riteneva, per esempio, che i castagni avessero avuto vita per la prima volta nella zona del Mar Nero e che si fossero diffusi grazie ai viaggi di conquista dei Greci e dei Romani. Tuttavia, c’è anche chi pensa che sì, Greci e Romani furono fondamentali per la diffusione, ma in generale, i castagni crebbero innanzi tutto nella parte sud del Mediterraneo.

Le castagne e i castagni ebbero comunque un’espansione ulteriore grazie agli ordini monastici, divenendo così una coltura sempre più capillare. Le castagne e i castagni furono da subito molto importanti, sia come risorsa di amido nell’alimentazione, sia come legname.

Non fu sempre un buon periodo storico per le castagne. Nel Rinascimento, infatti, e fino al Romanticismo, ci fu un progressivo abbandono della castanicoltura, in favore di altri tipi di colture, come i cereali. A questo si aggiunse progressivamente l’azione di alcuni parassiti, come quelli che provocano il mal d’inchiostro e il cancro del castagno. In questo modo però solo le zone che possedevano e conservavano una maggiore vocazione nei confronti di castagni e di castagne, la coltura perirò giungendo fino a noi.

L’importanza della castagna nella cultura mediterranea

Le castagne non sono solo un alimento, sono un simbolo.

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Andando a scavare cosa sia la castagna nella cultura mediterranea, si fanno delle piacevoli scoperte. La prima e un po’ scontata è che la castagna declinata nelle sue mille variabili – castagna fresca, castagna secca, caldarrosta, farina di castagne e così via – è un alimento molto importante all’interno della dieta mediterranea. Come per molti frutti, l’apporto della castagna è fondamentale ai fini dell’equilibrio della dieta mediterranea, per via dell’acqua contenuta in essa, ma anche delle altre sostanze minerali.

Allargando lo sguardo, si comprende che le castagne e i castagni hanno una valenza economica in senso stretto, ma anche in senso lato, poiché i castagneti selvatici sono spesso meta turistica, in particolare in estate, quando forniscono quella peculiare e piacevole frescura.

Infine, la castagna è presente in moltissime leggende, anche di tipo religioso, anche perché l’apertura del riccio a forma di croce ispira in tal senso. Gran parte delle leggende infatti coinvolge santi, che trasformano le pietre in castagne per nutrire i bambini o fanno cadere castagne dagli alberi per nutrire intere popolazioni. La castagna è quindi simbolo della vita stessa: quando si libera da tutti i suoi strati diventa bontà ma soprattutto nutrimento.