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Castagne di Roccamonfina, un po’ di storia

La coltivazione e la raccolta delle castagne è a Roccamonfina una vera e propria istituzione che affonda le radici nella tradizione.

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La castanicoltura si fa infatti risalire al tempo di san Bernardino da Siena: fu lui, secondo la leggenda, ad aver piantato il primo nucleo di castagna tempestiva al santuario della Madonna dei Lattani. Era il XV secolo e il santo era venuto qui in pellegrinaggio per edificare un convento: per testare se quella fosse in effetti la volontà del Signore, il santo pellegrino piantò il suo bastone di castagno nella nuda terra e quello subito attecchì.

Per comprendere però il fenomeno della raccolta e della vendita delle castagne a Roccamonfina, bisogna andare un po’ più avanti nel tempo, nel XIX secolo: è in quel periodo che si testimonia come la castagna non fosse semplicemente un capitolo fondamentale dell’economia del luogo. Da che mondo è mondo, il cibo è anche parte di una tradizione e di una cura del territorio, anche quando non se ne ha perfettamente la giusta consapevolezza.

L’astanicoltura è andata sempre crescendo, fino a oggi, in cui ha raggiunto il culmine delle superfici coltivate, per soddisfare la richiesta di castagne in Italia e all’estero. Il fatto che qui crescano le prime castagne d’Italia, le tempestive, spiega in parte la ragione del successo della castagna di Roccamonfina. Tutto il resto, ovviamente, è da attribuire alla bontà del prodotto, per via del terreno vulcanico ricco di elementi minerali.

Roccamonfina, quali castagne

L’aria di montagna, la terra vulcanica e tanto amore fanno della zona di Roccamonfina una località unica in Italia per la produzione di castagne.

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Hanno diversi nomi e sono di differente qualità. Ma quello che non manca a Roccamonfina sono le castagne. Qui, nei pressi del vulcano spento, la castanicoltura non è semplicemente una questione gastronomica ed economica ma culturale: il castagno c’era ben prima dell’uomo e delle sue leggende.

La diverse qualità di castagne che spuntano a Roccamonfina si differenziano per varie caratteristiche, tra cui la forma il colore e il sapore, ma anche il periodo di maturazione e quindi anche di raccolta. Per esempio, la prima a giungere a maturazione, qui ma anche in tutta Italia è la castagna tempestiva, che può essere raccolta anche a partire da fine agosto.

Le castagne non sono semplicemente un frutto in Campania, ma rappresentano la base di una serie di piatti tipici. Tra le altre tipologie di castagne che possono essere raccolte a Roccamonfina ci sono le russelle, le castagne di san Pietro, le ricce, le napulitanelle, le mercogliano e le tardive.
 
Le castagne sono sane oltre che buone, perché ricche di carboidrati, vitamine e potassio. Possono essere conservate a lungo, e in Campania si è maestri in questo oltre che nella raccolta di castagne.

La lavorazione delle castagne (1a parte): dalla raccolta allo stoccaggio

La lavorazione delle castagne è un processo che richiede molte attente fasi, partiamo a esplorarle raccontando la raccolta, il conferimento e lo stoccaggio.

Le castagne arrivano sulla nostra tavola per miracolo? Certo che no: si tratta di un processo lungo e attento quello della lavorazione delle castagne e adesso ve lo raccontiamo in più fasi. La prima fase inerisce la raccolta delle castagne vera e propria, il loro conferimento e lo stoccaggio.

La raccolta delle castagne richiede molta manodopera, poiché viene eseguita ancora nel 21esimo secolo manualmente. Servono pinze, guanti, rastrelli, bastoni e contenitori, ma è anche un momento molto allegro, perché viene eseguito in compagnia e all’aria aperta. Solitamente, la raccolta frutta tra i 130 e i 180 chili al giorno di castagne, ma se si è particolarmente bravi si può arrivare anche a 280 chilogrammi. Si tratta di un momento stagionale, che viene effettuato quando i frutti cadono o sono sul punto di cadere dall’albero. La raccolta dura solitamente un mese, o più, secondo le qualità delle castagne che devono essere raccolte e i loro tempi di maturazione.

Dopo la raccolta c’è il conferimento, che avviene nella stessa giornata della raccolta: il prodotto viene accuratamente controllato, anche se la raccolta si svolge abbastanza in fretta per evitare elementi patogeni che potrebbero agire sulle castagne. Durante il conferimento, vengono prelevati dei campioni in modo da stabilire la pezzatura e quante castagne in percentuale siano bacate.

Infine, almeno per questa prima fase di lavorazione delle castagne, c’è lo stoccaggio, che rappresenta la fase più delicata, perché la conservazione deve avvenire in condizioni ottimali per gli effetti dell’attività metabolica della castagna e quelli di eventuali agenti patogeni. Lo stoccaggio deve essere ciclico, ma limitato nel tempo, perché la castagna è un frutto che somiglia alla frutta secca, ma la cui composizione favorisce lo scambio gassoso con l’ambiente circostante e quindi si presta ad attacchi di parassiti.