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Castagno, le fasi della maturazione

Le castagne giungono a maturazione in autunno, a partire da questi giorni per le primizie e poi via via per tutte le altre tipologie.

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In autunno mangiamo le castagne, ma come funziona il ciclo di maturazione della pianta? Il castagno “si assopisce” in inverno, mentre al primo disgelo, verso marzo-aprile, inizia un’intensa attività riproduttiva. Le diverse tipologie di castagne maturano in periodi differenti. Come ben sappiamo, in questi giorni si sta raccogliendo la tempestiva di Roccamonfina. Gli ultimi a essere raccolti, venduti e portati sulla tavola sono i marroni, che hanno sempre sviluppo tardivo.

Ovviamente, le fasi sono le stesse che per gli altri alberi da frutta: compaiono i primi germogli, poi i fiori, quindi i fiori diventano frutti. È un processo lento, che non può essere osservato a occhio nudo, ma a volte qualche documentarista usa il time-lapse per mostrarlo, ed è decisamente affascinante.

Poi le castagne cadono. Alcune cadono, liberate dai ricci che si aprono per la maturazione, altre cadono restando all’interno del riccio chiuso. Chiaramente quest’ultima situazione è quella ottimale per tutti coloro che andranno a consumare quelle castagne, dato che il riccio dà, anche quando è maturo, la sua protezione alla castagna, tutelandola così da urti, ammaccature e batteri che potrebbero danneggiare il prodotto.

Castagna primitiva: eccola che arriva

C’è chi la chiama agostana, ma nella zona di Roccamonfina la chiamiamo castagna primitiva o tempestiva.

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Che cos’ha di tanto speciale la castagna primitiva o tempestiva? Ha di speciale che è la prima dell’anno. La prima che spunta tra foglia e foglia, che fa capolino dal suo riccio, la prima a essere raccolta, a essere trattata, la prima a essere venduta, la prima a finire sulle nostre tavole, dalle ricette più disparate fino a fine pasto.

La castagna primitiva, dunque, è la prima a precedere la maturazione e la raccolta delle svariate tipologie che saranno disponibili nella zona di Roccamonfina e poi, per la vendita, in tutta Italia. Nella primitiva c’è tutta la nostra voglia d’autunno, tutto il nostro romanticismo che profuma di caldarroste e marron glacé, di racconti attorno al fuoco, di pinoli caldi e vin brulé.

Certo, l’estate piace a tutti e, in un certo senso, la maturazione e la racconta della primitiva sono un inequivocabile segno che la bella stagione volge al termine. Ma vediamola in questo modo: ci saranno ancora tantissime belle giornate calde di fronte a noi – altrimenti neppure le altre castagne maturerebbero come si deve – e poi potremo infine gustare il nostro frutto preferito per tutta la durata dell’autunno.

Castagne e tradizione contadina

Le castagne sono un frutto con una storia importante quando parliamo di tradizioni popolari.

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Le castagne, infatti, costituivano un tempo la base dell’alimentazione per le popolazioni contadine delle zone collinari o di montagna – come per esempio la zona di Roccamonfina. Questo accadeva perché – nonostante non esistessero ancora potenti mezzi tecnologici per conservare questo frutto, i contadini erano riusciti a trovare il modo di conservarlo e di utilizzarlo in molte preparazioni.

Proprio qualche settimana fa vi facevamo l’esempio della minestra di castagne, un antico piatto contadino molto gustoso, soprattutto d’inverno, che è giunto fino a noi. Ma non bisogna pensare che non si tratti di una ricetta dal gusto molto raffinato: dove ci sono le castagne parliamo sempre di piatti decisamente delicati e dedicati a palati gourmet.

Uno dei metodi di conservazione per le castagne – in modo che si potessero consumare anche in quei periodi dell’anno è la celebre nzerta. La nzerta consiste in una sorta di collana di castagne che permette un’essiccazione naturale, un po’ come avviene in maniera analoga con peperoncini o pomodori da pendola. A ben guardare, dobbiamo ritenerci fortunati che i contadini di un tempo abbiano valorizzato così tanto le castagne. Che ora giungono fino a noi e possiamo fare tesoro delle consapevolezze culturali del passato.