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Castagne, rimedio naturale fin dall’antichità

Un tempo ci si curava con i frutti della terra: in tal senso, anche le castagne avevano un grosso ruolo tra i rimedi naturali.

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Naturalmente, quando si parla di rimedi naturali, tutto va preso con le pinze: va bene aumentare la propria assunzione di fibre con le castagne per regolarizzare l’intestino, ma per qualunque ipotesi curativa è sempre meglio rivolgersi al proprio medico che non al fai da te. Come dicevamo, appunto, le castagne sono ricche di fibre e questo significa che possono avere un potere lassativo. Lo scriveva perfino Ippocrate.

Tutte le donne incinte sanno che fa loro bene l’assunzione di castagne, perché ricche di acido folico, mentre va ricordato in generale che le castagne riducono il colesterolo e riequilibrano la flora batterica, aiutano in caso di anemia e stanchezza psicofisica e rappresentano da sempre un’alternativa ai cereali, tanto che vengono chiamate «il cereale che cresce sull’albero» oppure «pane di montagna», essendo state per secoli alla base della dieta montanara.

Tra le abitudini antiche associate alle castagne, va annoverato il fatto che venivano offerte in dono dagli innamorati. Quindi oggi delicate praline, millenni or sono dolcissime castagne: le abitudini non cambiano in fondo di molto, dato che le castagne sono comunque un frutto davvero calorico, non meno dei cioccolatini.

Le castagne nel Secolo Breve

La parte più interessante della storia delle castagne riguarda il Novecento: tra alti e bassi, questo frutto è giunto fino a noi.

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Le castagne sono giunte fino a noi attraverso differenti epoche, ma durante il Novecento hanno goduto di alti e bassi. Nella prima metà del Secolo Breve, la castagna fu superstar, innanzi tutto come coltura spontanea per coloro che abitavano in montagna: essere funestati da due guerre mondiali ha giovato un grosso ruolo e le castagne consentivano un’alimentazione ragionevole in mezzo a tante privazioni.

Subito dopo il secondo dopoguerra, in Italia, la castanicoltura raggiunse dei livelli ragguardevoli: negli anni 1951 e 1952, la raccolta segnò 9,38 quintali per ogni ettaro, per un totale di 1.692.000 quintali di castagne. Il tutto nonostante un’eccessiva piovosità estiva. Non deve stupire però tutta l’attenzione per le castagne, dato che esse costituivano fino ad allora quasi la metà della produzione frutticola italiana, rappresentando un capitolo importante per economia e alimentazione delle zone di montagna.

Nella seconda metà del secolo breve, tutto cambiò: le castagne erano ritenute «difficili», per cui gran parte della popolazione delle montagne ha preferito darsi ad altre attività lavorative, come l’industria postbellica della ricostruzione. Fortunatamente, c’è ancora oggi chi i castagni li conosce, li comprende e li ama, altrimenti non potremmo più godere di frutti tanto gustosi.

Le castagne nel Medioevo

Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, le castagne conobbero un’ulteriore diffusione.

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Più che altro, si trattò di un momento di approfondimento, di ricerca e di studio sulle castagne, dal punto di vista delle varietà, della conservazione, delle ricette e perfino della legislazione.

Perché si comprese subito che tutelare questa coltivazione sarebbe stato importante: nei periodi di guerre e carestie, infatti, la farina di castagne e le castagne stesse sostituivano i cereali di cui vi era carenza, nell’alimentazione.

E, esattamente come il grano, le castagne divennero una sorta di moneta. Esentasse, peraltro: dato che la farina di castagne si macinava in casa, non si doveva pagare per essa la tassa sul macinato.

E mentre c’erano autori che elogiavano la dieta di montagna perché ricca di castagne, spuntavano tra i documenti notarili perfino piccole ricette, trascritte, come accadeva al tempo, tra gli spazi bianchi.

Per quanto riguarda la legalità, a Lucca, nel 1483, per esempio, venne istituito un collegio, rinnovato con un altro nome nel 1489, che si occupava della tutela dei castagneti, per proibire crimini contro i castagni, dagli incendi ai semplici tagli.

Si cominciò a operare dei distinguo tra le preparazioni delle castagne: c’era la castagna «virida» (verde, acerba), «munda» (monda, ossia pulita), «sicca» (essiccata) e «pista» (macinata). Quest’ultima era preparata per ricette di zuppe o farinacci.