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Ciliegie: gli utilizzi nei cocktail

Frutta di stagione e superalcolici costituiscono davvero un cocktail esplosivo, l’ideale per la primavera e l’estate che si avvicina inesorabilmente e con grandi attese

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I cocktail sono sempre il must dell’estate. Sanno di risate vicino al mare, di freschezza e allo stesso tempo di calore umano. E sono deliziosi con la frutta fresca. E quindi anche e soprattutto con le ciliegie. Ecco quindi alcuni modi per servire i superalcolici in cocktail o altre preparazioni per l’estate che si avvicina.

Le ciliegie stanno benissimo con la vodka, per cui possono essere frullate e aggiunte a vodka liscia, ma anche vodka aromatizzata alla ciliegia. Assolutamente da non utilizzare, vodka aromatizzata con altra frutta, perché potrebbe creare un gusto un po’ troppo stridente. Da provare anche un cicchetto di vodka liscia, con un cucchiaino sul fondo di succo di ciliegia oppure semplicemente con una ciliegia intera denocciolata all’interno.

Poi, le ciliegie possono accompagnare la decorazione di cocktail. Questo è un cocktail non codificato a livello internazionale, che io chiamo La Vie en Rose. È composto da una parte di Martini Rosé e da una parte di champagne oppure anche un buon prosecco: il cocktail può essere decorato da uno spiedino di ciliegie denocciolate da accompagnare all’alcolico.

Infine, da provare, una variante dello wakiki. Il wakiki è composto da due cicchetti, uno al rum, chiaro o scuro, e uno con del succo di pera, che vanno bevuti tutti d’un fiato in breve successione, prima il rum e poi il succo. Utilizzando altra frutta dolce, come le ciliegie, si può ricorrere a qualunque tipo di succo e quindi anche alle ciliegie appunto. Molto più buono di chi, per esempio, prepara il wakiki con l’ananas. Con il wakiki una sola regola da ricordare è d’obbligo: i due elementi, rum e succo, si devono mescolare sì, ma solo nello stomaco di chi li ha bevuti, mai in un sol bicchiere.

Castagne, dalla parte dei caldarrostai

Perché le caldarroste sono diventate un grande classico: merito della natura e dei caldarrostai.

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I caldarrostai hanno da sempre dato vita a un’innegabile magia: il fascino delle caldarroste ha a che vedere con l’autunno, con il passeggiare per strada e ritrovarsi con un pacchetto caldo tra le mani e la possibilità di assaggiare uno dei frutti stagionali per eccellenza, uno dei frutti autoctoni più amati in Italia, che consta di meno di 200 calorie ogni etto.

Le caldarroste, preparate a partire dalle castagne sono commestibili fino all’82%, escluse cioè la scorza e la pelle. Ciò che si mangia è composto poi in gran parte di acqua, ma anche carboidrati, grassi, proteine e fibre. Tra le vitamine presenti c’è la vitamina K e quelle del gruppo B, in particolare modo B1 e B6.

Ma come accade che le castagne diventino caldarroste? Innanzi tutto, quando giungono a maturazione, le castagne vengono raccolte e fatte asciugare. Questo processo richiede un po’ di giorni, dopo di che le castagne vengono castrate: l’azione richiede un piccolo taglio sul lato convesso del frutto ed è molto importante, perché impedisce alla castagna di esplodere una volta che viene a contatto con il fuoco della cottura. Poi tutto sta nelle mani e nella perizia del caldarrostaio.

Castagne e caldarroste, orientarsi tra le tipologie

Quali sono le tipologie di castagne che crescono nella zona di Roccamonfina?

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C’è la tempestiva, che è quella che spunta a fine estate a rammentarci che il periodo delle castagne sta felicemente per arrivare. Poi c’è la russella, la riccia, la napoletana, le castagne di san Pietro, ma anche le mercogliano e le tardive – tardive, perché, a differenza delle tempestive, giungono a maturazione in un periodo che sconfina verso l’inverno.

Non si deve cadere nei facili luoghi comuni: le castagne non sono tutte uguali, altrimenti non ci si sforzerebbe a dare nomi differenti a tutte le tipologie. Se, da un lato, sono pari tutti i valori nutrizionali per le tipologie di castagne, questo non vale, va da sé, per il sapore. Certo, de gustibus non est disputandum dicevano i latini, ossia dei gusti non si discute, per cui ci sarà sempre qualcuno che preferisce la riccia alla napoletana. Come a dire: a ognuno il suo.

Ed è vero pure che, se tutte le castagne sono buone per cucinare le caldarroste, ogni tipologia di castagne, invece, trova la sua espressione naturale in differenti piatti più compositi, e quindi un tipo è perfetto per i secondi di carne, un tipo per i dolci e così via.