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Vino e castagne, l’abbinamento

Cosa si consuma con le castagne? Naturalmente vino: ma quali tipologie sono perfette per questo frutto?

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Immaginate una serata tipo d’autunno. Vi sono venuti a trovare degli amici e trascorrete il tempo chiacchierando amabilmente vicino al caminetto acceso. Ma cosa si può sgranocchiare? Sicuramente delle caldarroste appena cotte e sbucciate mentre sono ancora calde e, per accompagnare, qualcosa da bere. Ma cosa può stare bene con le caldarroste?

In generale, le castagne hanno un sapore pieno e corposo, quindi devono essere accompagnate da un vino ugualmente pieno e corposo, che ne esalti il gusto senza coprirlo. I vini rossi e fermi, dall’aglianico al chianti, sono perfetti per quest’utilizzo, ma non sono i soli. Certo, con il rosso si va sempre sul sicuro in questi casi, ma si può anche osare in altro modo. Per esempio con un bianco fruttato da dolce, come un moscato o uno zibibbo.

Per pasteggiare, le castagne, al di là del vino, sono perfette anche con l’assenzio, perché assorbono molto dell’alcool e quindi lasciano emergere il gusto del drink al di sopra di tutto. Bene anche con vodka liscia oppure liquori digestivi alla frutta, dal limoncello al koum qua, passando per il finocchietto. Con le castagne, talvolta, bisogna saper osare, ma bisogna anche ricordarsi di non osare troppo.

Caldarroste, tutto il gusto dell’autunno

Le caldarroste non sono semplicemente buone e sane, ma rappresentano parte della nostra cultura alimentare.

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Le caldarroste non sono semplicemente delle castagne arrostite sul fuoco. O meglio, lo sono ma non sono solo questo. Sono parte della nostra cultura popolare in campo alimentare. Tutto parte dal fatto che in molte zone di montagna le caldarroste hanno rappresentato per secoli la “merenda” per eccellenza, buona e sana: le castagne erano in abbondanza e farle diventare caldarroste era il metodo più semplice e veloce per prepararle al meglio, senza perdere le sostanze nutritive e… per riscaldarsi le mani mentre le si sbucciava.

Nei periodi più bui della storia d’Italia, quando la povertà imperava, le castagne erano una risorsa per tutti: quando i cereali scarseggiavano, le castagne e la farina di castagne rappresentavano un’autentica risorsa per il sostentamento di ampie fasce di popolazione.

Oggi il romanticismo fa il resto. Le castagne sono un vero e proprio rituale in autunno: un caminetto acceso, dei bambini che giocano, magari degli amici intenti a sorseggiare del vino rosso con delle calde caldarroste tra le mani e magari una pigna che spande profumo di resina per tutta la casa. È questo, in fondo, il fascino del periodo autunnale, è questo il fascino delle castagne.

Castagne, credenze popolari

Le castagne sono un frutto affascinante, oltre che buonissimo: la loro forma è misteriosa, così come la loro essenza, per cui nel tempo si sono prestate alla fantasia popolare.

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Certo non esiste una Grande Castagna come una Grande Zucca, ma in ogni caso, la credenza popolare indica in questo frutto delle proprietà miracolose e magiche. Innanzi tutto, ci sono le credenze di stagione: le castagne spuntano in autunno, per cui in alcune zone vengono utilizzate come dono per i morti, in occasione del 2 novembre.

Altro che Halloween, l’Italia possiede infatti un sottobosco di tradizioni popolari, che hanno a che vedere con la stagionalità: il 2 novembre è autunno, è il giorno dei morti ed è il periodo delle castagne, per cui ce ne sono in abbondanza. Ma non si tratta solo di questo. La sera del 1 novembre ancora oggi qualcuno lascia delle castagne sul tavolo della cucina, per nutrire le anime dei morti.

Secondo alcune leggende inoltre, le castagne potrebbero assorbire le energie negative e quindi guarire le persone malate. Basta mettere un numero di castagne dispari, per esempio 3, o 5 o 7, in un vaso di ceramica accanto al letto della persona malata. Naturalmente, si tratta di leggende che conservano sempre il folklore di un tempo, ma che non possono essere prese in considerazione come verità.