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Le castagne e Plinio il Vecchio

Plinio il Vecchio è stato uno dei primi a parlare delle castagne nei suoi scritti: questo perché è proprio con l’Antica Roma che partì la diffusione del castagno.

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Abbiamo già visto come l’Antica Roma fu fondamentale per la diffusione del castagno e come la castagna fosse nota ai romani, che la utilizzavano per nutrirsi. Tra coloro che hanno scritto della castagna, pur non parlandone completamente bene, fu appunto Plinio il Vecchio. Tuttavia, a lui va un merito, quello di aver definito per la prima volta una tipizzazione di massima dei diversi tipi di castagne.

«Le tarantine – scrive – sono facili da masticare e leggere da digerire e hanno forma piatta. Più tondeggiante è la cosiddetta balanitide facilissima da mondare, si stacca spontaneamente dalla buccia senza residui. Piatta è anche la salariana, mentre la tarantina è meno flessibile, la corelliana è più pregiata e così anche la tereiana, una varietà che da essa deriva con un procedimento di cui parleremo a proposito degli innesti, la cui scorsa rossastra la fa preferire alle varietà triangolari e alle nere comuni, dette da cottura. Terra d’origine delle qualità più pregiate sono Taranto e in Campania, Napoli. Tutte le altre specie sono fatte crescere per servire da cibo ai maiali, poiché la buccia si riproduce con scrupolo anche all’interno dei frutti».

Già all’epoca si pose il problema della conservazione: secondo Plinio, il modo migliore per conservare le castagne è nella sabbia, nei vasi di terracotta o in cassoni di paglia.

Castagne: che cos’è la nzerta

La nzerta rappresenta tantissimo in termini di cultura tradizionale nel campo alimentare, nello specifico quando parliamo delle castagne.

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In antichità non esistevano molti modi per poter conservare il cibo. Alcuni alimenti, per poter essere utilizzati nel corso delle stagioni – non necessariamente quando un determinato prodotto era disponibile – venivano legati tra loro con uno spago, formando una sorta di collana. Accadeva, e continua ad accadere, per esempio, con la nzerta, una “collana” di castagne, che possono essere consumate nei mesi successivi alla loro raccolta.

La nzerta per le castagne è quello che la pendola è per i pomodori. Ma anche altri alimenti, come i peperoncini piccanti, per esempio, vengono conservati in questo modo. Ma tra tutti probabilmente le castagne sono le più importanti per via dell’apporto nutrizionale che forniscono: in antichità costituivano anche un’integrazione al (poco) pane che le famiglie avevano a disposizione.

Oggi la nzerta non è un vezzo, qualcosa di meramente decorativo come si potrebbe facilmente pensare. Si tratta invece più semplicemente di qualcosa che ci collega alle nostre radici più profonde, che ci rammenta un periodo lontano della nostra storia che non dobbiamo dimenticare, perché è da lì che veniamo. E perché, fondamentalmente, siamo quello che mangiamo.

Le castagne nel tempo

La storia delle castagne attraversa le ere.

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Le origini delle castagne sono abbastanza controverse, tanto che ci sono varie teorie a riguardo. In passato si riteneva, per esempio, che i castagni avessero avuto vita per la prima volta nella zona del Mar Nero e che si fossero diffusi grazie ai viaggi di conquista dei Greci e dei Romani. Tuttavia, c’è anche chi pensa che sì, Greci e Romani furono fondamentali per la diffusione, ma in generale, i castagni crebbero innanzi tutto nella parte sud del Mediterraneo.

Le castagne e i castagni ebbero comunque un’espansione ulteriore grazie agli ordini monastici, divenendo così una coltura sempre più capillare. Le castagne e i castagni furono da subito molto importanti, sia come risorsa di amido nell’alimentazione, sia come legname.

Non fu sempre un buon periodo storico per le castagne. Nel Rinascimento, infatti, e fino al Romanticismo, ci fu un progressivo abbandono della castanicoltura, in favore di altri tipi di colture, come i cereali. A questo si aggiunse progressivamente l’azione di alcuni parassiti, come quelli che provocano il mal d’inchiostro e il cancro del castagno. In questo modo però solo le zone che possedevano e conservavano una maggiore vocazione nei confronti di castagni e di castagne, la coltura perirò giungendo fino a noi.