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Caldarroste, tutto il gusto dell’autunno

Le caldarroste non sono semplicemente buone e sane, ma rappresentano parte della nostra cultura alimentare.

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Le caldarroste non sono semplicemente delle castagne arrostite sul fuoco. O meglio, lo sono ma non sono solo questo. Sono parte della nostra cultura popolare in campo alimentare. Tutto parte dal fatto che in molte zone di montagna le caldarroste hanno rappresentato per secoli la “merenda” per eccellenza, buona e sana: le castagne erano in abbondanza e farle diventare caldarroste era il metodo più semplice e veloce per prepararle al meglio, senza perdere le sostanze nutritive e… per riscaldarsi le mani mentre le si sbucciava.

Nei periodi più bui della storia d’Italia, quando la povertà imperava, le castagne erano una risorsa per tutti: quando i cereali scarseggiavano, le castagne e la farina di castagne rappresentavano un’autentica risorsa per il sostentamento di ampie fasce di popolazione.

Oggi il romanticismo fa il resto. Le castagne sono un vero e proprio rituale in autunno: un caminetto acceso, dei bambini che giocano, magari degli amici intenti a sorseggiare del vino rosso con delle calde caldarroste tra le mani e magari una pigna che spande profumo di resina per tutta la casa. È questo, in fondo, il fascino del periodo autunnale, è questo il fascino delle castagne.

Caldarroste, lo street food dal passato

Negli ultimi anni dilaga lo street food, il cosiddetto cibo di strada, e le caldarroste sono street food, anche se non le abbiamo mai chiamate così.

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Tuttavia, fin dall’antichità le caldarroste rappresentano un archetipo dello street food, ma fu solo nel 1500 che si cominciarono a vendere per le strade di Roma. Immaginate un po’: siamo in pieno Rinascimento, e tra tutta la bellezza artistica di una città come Roma, si può trovare la bontà delle caldarroste nei vicoli del centro storico.

Non solo frutta, ma anche dolce. Il XVI secolo fu oggettivamente foriero di una serie di novità nell’ambito delle castagne. Fu in quell’epoca, infatti, che nacquero i marron glacé, naturalmente accadde in Francia. Dobbiamo però attendere il XVIII secolo per avere un metodo per la riproduzione meccanica dei marron glacé: questa macchina fu inventata dall’ingegnere Clément Faugier. Tuttavia, alcuni passaggi della produzione devono ancora oggi essere operati a mano.

In generale, tutto quello che si può fare con le castagne rappresenta lo street food perfetto: accade perché le castagne sono piccole, basta poco, pochissimo, per renderle appetitose (basta semplicemente arrostire, creando le caldarroste) e possono essere portate maneggevolmente da un luogo all’altro per essere gustate, anche mentre si cammina. Voi non ci avete mai provato?

Le castagne nel Secolo Breve

La parte più interessante della storia delle castagne riguarda il Novecento: tra alti e bassi, questo frutto è giunto fino a noi.

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Le castagne sono giunte fino a noi attraverso differenti epoche, ma durante il Novecento hanno goduto di alti e bassi. Nella prima metà del Secolo Breve, la castagna fu superstar, innanzi tutto come coltura spontanea per coloro che abitavano in montagna: essere funestati da due guerre mondiali ha giovato un grosso ruolo e le castagne consentivano un’alimentazione ragionevole in mezzo a tante privazioni.

Subito dopo il secondo dopoguerra, in Italia, la castanicoltura raggiunse dei livelli ragguardevoli: negli anni 1951 e 1952, la raccolta segnò 9,38 quintali per ogni ettaro, per un totale di 1.692.000 quintali di castagne. Il tutto nonostante un’eccessiva piovosità estiva. Non deve stupire però tutta l’attenzione per le castagne, dato che esse costituivano fino ad allora quasi la metà della produzione frutticola italiana, rappresentando un capitolo importante per economia e alimentazione delle zone di montagna.

Nella seconda metà del secolo breve, tutto cambiò: le castagne erano ritenute «difficili», per cui gran parte della popolazione delle montagne ha preferito darsi ad altre attività lavorative, come l’industria postbellica della ricostruzione. Fortunatamente, c’è ancora oggi chi i castagni li conosce, li comprende e li ama, altrimenti non potremmo più godere di frutti tanto gustosi.