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Castagne e tradizioni contadine, la nzerta

La nzerta, la sua etimologia e la tradizione legata alle castagne e non solo.

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Quando la civiltà contadina era quella predominante, la nzerta costituiva il metodo di conservazione degli alimenti più diffuso. Vi si ricorreva per molti prodotti: pomodori, aglio, cipolla, peperoni e perfino le castagne. Anzi, la tradizione della nzerta di castagne giunge fino a noi, un po’ come vezzo, un po’ per conservare le nostre radici culturali di cui andiamo fieri.

Nzerta viene da «sertum», che in latino significa corona, ed è il participio passato di «serere» ossia intrecciare. Da qui il fatto che la nzerta ha l’aspetto di una corona o un intreccio – come per una ghirlanda. In alcune parte del meridione d’Italia sinonimo di nzerta è infatti «treccia». La latinità è infatti il tempo in cui la nzerta affonda le sue radici e in tal senso è appunto un retaggio culturale positivo molto profondo.

Oggi la nzerta è al tempo stesso un modo di confezionare un alimento, ma anche qualcosa di molto decorativo, da tenere con orgoglio nella propria casa durante tutto l’inverno. Di tanto in tanto, si possono prendere da essa le castagne che servono a preparare primi o secondi piatti, dolci o anche da servire con alcolici oppure a fine pasto.

Nzerta

Che cos’è la nzerta campana e come ci usa in cucina. Qualche consiglio pratico su questo particolare prodotto tipico, antico e affascinante.

Ci sono tradizioni antiche che spesso arrivano sulla nostra tavola. Noi non ci facciamo troppo caso. L’abbiamo visto fare ai nostri nonni e poi ai nostri genitori, è praticamente un fatto assodato. Ma in cucina ci vuole sempre consapevolezza. Per cui stavolta vi presentiamo la nzerta, ossia una collana di castagne che da sempre viene preparata in Campania, e si acquista in questo modo per essere consumata.

Per utilizzare le castagne, queste vengono sfilate via via, secondo la quantità che si andrà a utilizzare. Le castagne vanno poi bollite con tutta la buccia, scolate e spellate per essere consumate. La nzerta viene prodotta in particolare in un paese dell’alto casertano, che si chiama Vezzara. Qui, oggi come allora, alla fine della raccolta di castagne, nei periodi in cui il mercato non ne richiedeva troppo, si decideva di essiccare al sole le castagne, finché non avessero ottenuto una superficie esterna dura, asciugandosi quindi completamente. Poi le castagne venivano collegate insieme attraverso una collana, realizzata realmente con spago e ago: si trattava e si tratta di un lavoro certosino che veniva svolto praticamente per tutto l’inverno. In antichità, le castagne venivano cotte nel forno insieme al pane, conservandosi così fino al primo scampolo dell’estate successiva.

La nzerta e le sue castagne possono essere consumate così come vengono dalla bollitura, ma possono anche essere utilizzate per i dolci, magari quelli a base di frutta secca, per arricchire le zuppe ma anche i sughi a base di carne, in particolare cacciagione, come lepre, quaglia, fagiano o cinghiale. Ottimi anche per la decorazione di dolci, semifreddi e gelati. Chi ha la passione per le castagne si faccia trascinare dalla fantasia, che, come sempre diciamo, in cucina è fondamentale.

I RICORDI DELLA TRADIZIONE LA NZERTA DI CASTAGNE

E’ strano pensare come la tradizione si unisce alla tecnologia al mondo di internet, perchè dico questo, la Nzerta è espressione di ricordi e di tradizioni, nelle zone collinari dell’alto casertano c’è un paese, Vezzara, dove nasce  la nzerta. La storia è antichissima, alla fine della raccolta delle castagne quando il mercato non dava più il giusto risultato economico, i contadini raccoglievano le castagne e le mettevano al sole per farci fare la cosiddetta  “faccia”,  dopo alcuni giorni che le castagne si erano asciugate,alla sera le famiglie si riunivano e si faceva la nzerta (infilare le castagne una ad una con uno spago fino a formare una collana), questo lavoro veniva svolto per quasi tutto il periodo invernale, le castagne infilate venivano poi cotte al forno dove le massaie facevano il pane. Le castagne così preparate si conservano fino a maggio giugno dell’anno successivo. Per gustarle è semplicissimo basta sfliarle nella quantità voluta e bollite per circa 30 minuti, scolarle in una scola pasta e le castagne sono pronte, dolcissime e gustosissime si mantengono in frigo per 3/4 giorni.