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Castagno, perché abbiamo paura del cinipide

Anche se l’allarme reale del cinipide del castagno è cessato, ce n’è un altro, metaforico, che tiene alta l’attenzione.»

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C’è che ci siamo già passati, con le palme. Così quando un attacco parassitario ha colpito i castagni, è chiaro che in molti si sono spaventati. Le palme, in Italia, sono meramente decorative. I castagni non sono semplicemente decorativi. Danno frutti, frescura. Sono parte integrante di un ecosistema: senza i castagni qualcosa verrebbe a mancare nell’equilibrio ecosistemico e non vogliamo scoprire cosa.

Il fatto che i castagni diano le castagne e, per questa ragione, ci allarmi tanto il cinipide non è affatto secondario: le castagne rappresentano un capitolo importante dell’economia basata sulle risorse agroalimentari delle zone in cui crescono i castagni, ma le castagne sono inoltre fonte di tradizioni culturali e popolari, oltre che un alimento importantissimo della dieta mediterranea, per via delle sostanze nutritive contenute in esse.

Certo, al momento l’allarme è cessato e il cinipide sembra essersi ormai allontanato grazie a dei predatori naturali, e se dovesse tornare siamo pronti a riaccoglierlo con nuovi lanci. E l’importante di tutta questa storia è anche che abbiamo compreso cosa significhi perdere un pezzo importante della nostra storia senza realmente perderlo. Terremo così di più alla tutela dei nostri castagneti.

Campania, il ritorno del cinipide?

Sembra essere tornato l’allarme del cinipide del castagno in alcune zone d’Italia, tra cui la Campania.

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Dopo un anno di ottima raccolta delle castagne, un anno in cui il cinipide sembrava ormai completamente debellato, questo parassita dei castagni sembra essere tornato in auge. In particolare, si parla di avvistamenti in Toscana, sul monte Amiata, e in Campania, in provincia di Avellino. Ma è ancora presto per dirlo.

Infatti, il rientro dell’allarme cinipide precedente era dato dal lancio del torimus, un antagonista naturale che si installa nella galla rossa del cinipide, prendendone letteralmente il posto. Per questo anche se si vede rosso sugli alberi di castagne non ci si deve spaventare: può darsi che le galle abbiano questo nuovo ospite.

L’altra ragione per cui non vale la pena allarmarsi è lo stesso torimus: dato che i lanci dell’antagonista del cinipide hanno funzionato benissimo, in maniera egregia, tanto che il cinipide dei castagni si credeva fosse stato debellato completamente, si potrebbe continuare con nuovi lanci. Tanto che da più parti si richiedono nuovi lanci con il torimus.

Il castagno rappresenta un capitolo importantissimo dell’agricoltura e quindi dell’economia italiana: per questa ragione, debellare il cinipide del castagno è prioritario. La raccolta delle castagne deve quindi continuare.

Il cinipide del castagno, origini e prospettive

Il cinipide del castagno e la sua pericolosità hanno a che vedere con il concetto di ecosistema.

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L’ecosistema è un ambiente in cui tutte le forme di vita si trovano in equilibrio: niente, in un’ecosistema perfetto, è a rischio estinzione e il mantenimento dell’ecosistema giova al pianeta Terra. Per questa ragione, quando si è in un aeroporto che effettua voli intercontinentali, si saranno notati dei cartelli che invitano a non portare da un continente all’altro animali o piante. Perché è così infatti che il cinipide del castagno è giunto in Europa e quindi in Italia.

Questo parassita, il cinipide, era originario della Cina infatti. Solo in un secondo momento ha trovato la sua “casa” in altre zone dell’Asia, come il Giappone, giungendo negli anni 2000 anche in Europa. Certo, in un mondo globalizzato, ci sembra normale avere uno smartphone disegnato negli USA e assemblato in Cina, delle scarpe realizzate in Spagna e delle lampadine prodotte in Giappone. La globalizzazione può essere una possibilità se significa scambi economici e culturali, mentre è un grosso danno quando inerisce l’ecologia, come in questo caso.

Perché il “viaggio” del cinipide del castagno è un danno: nel nostro ecosistema non c’erano gli adeguati avversari naturali per contrastarlo. Ora si sta provvedendo proprio in tal senso – e in quest’ottica si è anche a buon punto nella lotta al cinipide del castagno. Eppure questo ci insegna una lezione sull’importanza della preservazione del chilometro zero: che non può essere tale se le piante che daranno i nostri frutti non sono autoctone. Viviamo in un mondo profondamente mutato: tutto quello che possiamo fare è tutelare la sanità del nostro cibo.