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Mozzarella di bufala campana

Mozzarella di bufala campana, gli utilizzi in cucina

La mozzarella di bufala campana è una delle regine della cucina, ma come si utilizza?

Mozzarella di bufala campana

Gustosa, cremosa, con un sapore indimenticabile. È la mozzarella di bufala campana, una delle passioni degli appassionati del buon cibo. Basta portarla in tavola per vedere i sorrisi sulla bocca dei nostri convitati. Specialmente quando è freschissima, appena portata a casa dal caseificio in cui è stata realizzata. Ma ci sono delle ricette tipiche che richiedono l’utilizzo della mozzarella in cucina.

Una è forse la più nota e la più semplice: la caprese. Per realizzarla ci vogliono la mozzarella di bufala campana, dei pomodori da insalata, dell’olio evo e del basilico. Semplicemente: si taglia a fette la mozzarella e anche i pomodori – dopo averli ben lavati – e poi si impiatta il tutto condendo con un filo d’olio e di basilico. Qualcuno ama aggiungere anche un pizzico di sale ma solo sul pomodoro.

Un’altra ricetta, ma un po’ più complessa, è la mozzarella in carrozza – una classica frittura napoletana. Per realizzarla, si devono preparare dei mini sandwich con del pane, meglio se raffermo, bloccandoli con uno o più stuzzicadenti. I mini sandwich devono essere panati con uovo – sbattuto e con l’aggiunta di una goccia di latte vaccino – e farina. Il tutto finisce poi in padella per la frittura. Ricordate di asciugare l’olio in eccesso mettendo nel piatto dei tovaglioli di carta assorbente.

Vini tipici della Campania

I vini tipici della Campania, le specialità

Quali sono i vini tipici della Campania? Ecco un excursus da provare quanto prima a tavola.

Vini tipici della Campania

Come ogni regione d’Italia, anche la Campania ha i suoi vini. E sono vini corposi, prestigiosi e ottimi, oltre che versatili. Ce ne sono ben 19 registrati con la Denominazione di Origine Protetta (Dop), tra cui 15 a Denominazione di Origine Controllata (Doc) e 5 a Denominazione di Origine Controllata e Garantita (Docg). Ed esistono anche 10 vini con Indicazione Geografica Protetta (Igp).

Tra i vini tipici della Campania troviamo il Taurasi, il Greco di Tufo, l’Aglianico del Tiburno, il Roccamonfina, il Falanghina del Sanni, l’Aspirino di Aversa, l’Amalfi e così via. Si tratta di vini prodotti in loco a partire da uve autoctone e ognuno di essi può essere gradito in abbinamento con un determinato piatto o una classe di alimenti.

L’Italia è un ricco mosaico di vigneti e vini. E la Campania non fa differenza, tanto più che questa regione presenta anche una ricca varietà gastronomica, tra castagne, mozzarelle di bufala, funghi porcini e molto altro. Per coloro che quest’estate si avventureranno in un viaggio in questa regione, consigliamo soprattutto un viaggio enogastronomico.

Tra vino e piatti tipici si può scoprire quelle che sono la storia e le tradizioni di una determinata area. La conoscenza in questi casi significa anche rispetto, rispetto per l’ambiente, per la biodiversità, in un mondo che ha sempre più bisogno di focalizzarsi su questi argomenti e mettere in pratica questi concetti.

Igp

Igp, Doc e Dogc: l’importanza di questi marchi

Spesso sentiamo o leggiamo sigle legate agli alimenti come Igp, Doc o Docg: di cosa si tratta e perché sono così importanti?

Igp

Partiamo dalla prima sigla. Igp sta per Indicazione Geografica Protetta. In pratica, attraverso la sigla viene indicato un marchio di origine attribuito dall’Unione Europea a quei prodotti agricoli e alimentari che devono possedere determinate caratteristiche. La prima di esse è la qualità, ma c’è anche l’origine geografica legata non solo alla materia prima ma anche alla sua trasformazione, e naturalmente la reputazione. In altre parole questa sigla è una garanzia non solo di qualità, ma anche di sicurezza.

Oltre a Igp, altre sigle ugualmente importanti sono Doc e Docg. La prima sta per Denominazione di Origine Controllata. Viene utilizzata per i vini, per indicare un prodotto ancora una volta di grande qualità. Questo marchio infatti certifica la zona di origine delle uve (ma non necessariamente il luogo della loro trasformazione). Per esempio, tra i vini campani, sono vini Doc il Falanghina, l’Aspinio di Aversa, l’Aglianico, il Sannio, il Greco e molti altri. La terza sigla indica Denominazione di Origine Controllata e Garantita. In questo caso, la provenienza delle uve è legata anche al luogo della sua produzione e il marchio è riservato a vini storici con una reputazione che ne indichi il particolare pregio.

In altre parole: Igp, Doc e Docg sono facce lievemente differenti di un dado. Diciamo lievemente perché se un consumatore vede questi marchi su un determinato prodotto significa sempre la stessa cosa: potrà stare tranquillo dal punto di vista della qualità e… del gusto.